Gioacchino Genchi e Salvatore Borsellino – Italia
Circa un mesetto fa ho partecipato con piacere alla presentazione del libro di Edoardo Montolli “Il caso Genchi: storia di un uomo in balìa dello stato”, presso “University College of London”, una interessantissima conferenza che si e’ protratta per piu’ o meno quattro ore, che a me sono sembrate pochi minuti.
A presiedere la conferenza c’erano John Dickie, docente di storia italiana presso la stessa universita’, Gioacchino Genchi, funzionario di polizia e consulente tecnico per l’Autorità Giudiziaria nonche’ collaboratore di Giovanni Falcone, e Salvatore Borsellino, fratello di Paolo Borsellino, giudice scomparso nella strage del 19 luglio 1992.
Minimo comune multiplo? La mafia. O meglio, i rapporti tra lo Stato e la mafia. Tutti e tre hanno testimoniato le proprie esperienze di studioso, il primo, “esperto del settore”, il secondo e furioso ed ansioso di giustizia, il terzo. Tutti con la stessa passione, piu’ o meno manifesta.
In termini di pathos io ho vissuto la conferenza come una parabola ascendente.
Il dibattito e’ cominciato con un’introduzione storica dell’origine della mafia in Sicilia, illustrata dal professor Dickie che, con quell’ aplomb inglese oggi praticamente in estinzione, ha oggettivamente messo al vaglio le tappe salienti della diffusione della mafia siciliana, nata alla fine dell’ ’800, ed i tentativi pubblici e privati, piu’ o meno convincenti, di combatterla.
La parola e’ passata quindi a Gioacchino Genchi. Genchi ha collaborato con il magistrato Giovanni Falcone che, a partire dal gennaio 1992, portava avanti le indagini sui processi d’appello del maxi-processo di Palermo (tenutosi dal 1o febbraio 1986 al 16 dicembre 1987), come consulente informatico .
Il racconto di Genchi abbandona l’oggettivismo del professore inglese e si carica di toni a tratti malinconici a tratti arrabbiati che mescolano ricordi legati ad una delle esperienze piu’ importanti della sua vita, l’aver lavorato a fianco di un grande uomo come Falcone con l’amara consapevolezza di aver perso una battaglia mista al senso di impotenza ed alla delusione che tutto e’ stato inutile.
Questo senso di delusione raggiunge il suo acme quando, dopo aver parlato del modo in cui il mondo politico ha affrontato il “dopo Falcone”, con assoluta indifferenza o con una parvenza d’ interessamento di facciata, e sinceramente non so quale sia peggio, Genchi parla del paradossale ed inverosimile trattamento che gli viene riservato : viene mandato praticamente ad occuparsi di sicurezza negli stadi e, dopo qualche anno, e’ messo in aspettativa sindacale non retribuita dal 1° giugno 2000 per poi riprendere servizio il 4 febbraio 2009 (queste sono le consequenze quando si pesta i piedi a qualcuno).
Le ore piu’ affascinanti sono state quelle trascorse ad ascoltare la rabbia di Salvatore Borsellino. Be’, credo che non sia facile assistere all’uccisione di un fratello da parte della Mafia in combutta con l’apparato decisionale dello Stato, Stato che invece dovrebbe essere il primo garante di sicurezza.
Salvatore Borsellino, piangeva. Raccontava delle paure, dei sospetti che la morte del fratello era vicina, dell’assoluta assenza di qualsiasi parte politica nella causa del giudice Paolo Borsellino, dell’ indifferenza che si e’ protratta dopo la morte e della rabbia.
Mi ha ricordato molto l’interpretazione di Peter Finch in “Quinto Potere“ (vi invito a cliccare sul link per vedere il video) di Sidney Lumet del 1976, in cui il personaggio Howard Beale faceva un quadro, assolutamente attualissimo, della sua societa’ nella quale, apparentemente, non c’e’ soluzione se non quella di diventare furiosi: “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accettero’ piu’!”.
I suoi sentimenti hanno mosso a compassione tutti i presenti, per lo piu’ ragazzi che come me hanno sete di verita’, anche se la verita’ e’ amara, io pero’ preferisco piuttosto conoscerla, esserne consapevole ed amareggiata piuttosto che essere serena ed ignorarla con ipocrisia.
La speranza ha due figli bellissimi: lo sdegno per le cose come sono e il coraggio, per cambiarle – Sant’Agostino -
Approfondimenti:
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- http://www.19luglio1992.com
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